Arriva a Viterbo la mostra In fuga dalla Siria

Se fossi costretto a lasciare il tuo paese che cosa faresti? Su questa domanda si basa la mostra In fuga dalla Siria, che si terrà a Viterbo dal 4 al 23 marzo 2019, presso Palazzo dei Papi (Sala Alessandro IV – Piazza San Lorenzo 8), promossa dalla Caritas diocesana di Viterbo in collaborazione con Granello di Senapa, Coordinamento pastorale per la formazione alla mondialità, al servizio e alla relazione.

Il conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011 come rivolta contro il regime del presidente Bashar al-Assad, ha sconvolto la Siria, uccidendo più di 470 mila persone e facendo 1,9 milioni di feriti. Oltre 6,5 milioni di siriani sono oggi sfollati all’interno del loro paese. Più di 18 milioni hanno bisogno di aiuti umanitari di emergenza per sopravvivere. 4 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case.
Molte hanno cercato asilo nei paesi confinanti: la Turchia oggi accoglie 2,3 milioni di rifugiati, il Libano 1,1 milioni, la Giordania 629 mila, il Kurdistan iracheno 250 mila, l’Egitto 132 mila.
È molto difficile avere dati certi perché al momento non si riesce ad avere un monitoraggio preciso, ci si affida ad organizzazioni indipendenti come il Syrian Centre for Policy Research.
Inizialmente l’ONU forniva regolarmente le sue stime sul numero dei morti in Siria; nel luglio del 2013, però, smise improvvisamente di farlo. All’inizio del 2014 Rupert Colville, un portavoce dell’UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), disse che il suo ufficio non era più in grado di fornire dati affidabili sul numero dei morti, e che a causa dei dubbi circa l’accuratezza delle loro informazioni l’ONU non avrebbe più diffuso nuove stime. L’ultimo dato ufficiale è stato diffuso nell’agosto del 2013.

Attraverso la mostra ed alla sua modalità interattiva sarà possibile avere uno sguardo diverso e nuovo sulle condizioni delle persone che scelgono di mettersi in viaggio verso un futuro migliore.  Si tratta di uno story game durante il quale allo spettatore viene chiesto di mettersi nei panni di un migrante che si trova a dover fuggire dal proprio paese. L’idea è quella di proporre uno strumento di riflessione, “mettersi nei panni dell’altro” è, infatti, la chiave per comprendere quello che sta succedendo oggi nel nostro quotidiano e nel mondo.

Il target della mostra è quello dei giovani dai 17 anni in su e adulti. L’ingresso è gratuito.